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Un sorriso ti spaccherà in tre
[ Original characters | DPG | 3333 words ]

Tre è il numero perfetto. Un numero sacro, se vogliamo, anche se in realtà Diego preferisce tre per tre, o, ancora meglio, tre per tre per tre. Ma dopotutto ventisette è parecchio ingombrante come cifra, perciò ci si può accontentare: tre come i posti sul podio, tre come i cantici di Dante, come gli strati di un panino rispettabile, come Padre, Figlio e Spirito Santo... Perfetto. E poi lo scioglilingua dice trentatrè trentini entrarono tutti e trentatrè-

“Diego, ti spicci?”

Si sta formando una coda dietro di loro e, se si girasse, Diego potrebbe accorgersi dello sguardo assassino dell’automobilista che attende il suo turno per ordinare – non capisce, davvero, tutta questa fretta: è fine luglio e l’asfalto si scioglie sui copertoni delle macchine e viceversa, sono le cinque di pomeriggio e fa ancora troppo caldo per potersi davvero arrabbiare.

Anche Giacomo, come Prisca, si gira verso i sedili posteriori con sguardo confuso: “ti sei preso un’insolazione?”

Ma no, no, la giornata è stata perfetta. Incredibilmente si sono ricordati di portare un ombrellone in spiaggia, un affare davvero troppo piccolo per tre persone, ma ancora più incredibilmente si sono ricordati di portare anche la crema da sole. E se la sono messa a vicenda l’un l’altro, più di una volta, e quello che è stato interessante.

Diego scuote la testa per liberarsi dell’immagine mentale. Solleva il telefono e indica lo schermo – l’app degli sconti del fast food brilla luminosa con promesse di panini e bibite ghiacciate e prezzi stracciati. Per due persone.

“No è che... cioè... cercavo un’offerta...” e per dimostrarlo, striscia il dito sul display. Due menù grandi, due menù piccoli, un gelato solo, le patatine, i nuggets di pollo. “Ma per tre non c’è niente.”

Giacomo sbuffa senza essere davvero infastidito.

“Noi abbiamo già fatto. Prendi un altro doppio menù, tanto poi il panino che avanza lo mangi tu.” Dice, facendo un cenno con il mento a Prisca. Quella ride, o per meglio dire fa un ghigno soffiando aria tra i denti: e vabbè, mi sacrificherò, commenta e fa l’ordine.

Diego picchietta sulla spalla di Prisca, sporgendosi in avanti con il telefono in mano.

“Aggiungi un gelato, già che ci sei.”

Si muore di caldo, il condizionatore è rotto e Diego ha ripreso a farsi aria con un volantino buttato sui sedili posteriori da Giacomo qualche settimana fa: ingresso gratuito a un parco acquatico per i bambini sotto i sei anni accompagnati da mamma e papà. Un’offerta per tre, ma non quella giusta.

 

*

 

Quando si pone il problema della dimensione della doccia, non è poi così difficile rinunciare – o meglio, lo è solo nel momento in cui alza lo sguardo annoiato dal cellulare e vede uno spiraglio di pelle davanti a sé: Prisca si sveste senza cura e senza intenzione di sedurre (e che poi lo faccia ugualmente è un’altra questione) mentre a Diego inciampano le dita sui bottoni della camicia, troppo piccoli per le sue mani così grandi.

Giacomo cerca di non essere troppo ovvio nel lanciare un’occhiata alla schiena di Prisca, pur sapendo che per lei farsi guardare non è mai stato un problema. E giustamente, pensa Giacomo, con una vaga invidia per la sicurezza con cui la donna si porta.

In ogni caso, dubita che Prisca si accorgerebbe del suo sguardo furtivo, concentrata com’è sui bottoni della camicia di Diego, che nemmeno in due riescono a gestire: Prisca finisce per sfilargliela senza nemmeno aprirla, mentre entrambi ridono. Ed è contagioso, Giacomo non resiste, sente il viso aprirsi in un sorriso che cerca di e non riesce a fermare.

È proprio in quel momento che Diego alza gli occhi e incrocia il suo sguardo. Se possibile, diventa più rosso di prima.

“Sicuro che non vuoi venire? Nemmeno provare?”

Giacomo fa spallucce, seduto sul cesto della biancheria in legno robusto. La canotta che indossa gli scivola sul petto e la sensazione, oggi, è fastidiosa.

“Troppo stretto, non so come ci possiate stare voi due.” Però sta lì per vederli cadere e farsi male, che è sempre un divertimento. (E per soccorrerli, eventualmente.)

Sì, perché la doccia a casa di Prisca è a malapena grande per due. Probabilmente nemmeno, se una è una pertica e l’altra ha le spalle abbastanza larghe, come Diego.

Prisca si gira, furbetta: “stando molto vicini.” E sorride, si avvicina, gli accarezza i capelli crespi per il sale del mare. Dopo un buffetto sulla guancia entrano finalmente nella doccia e Prisca, senza pensarci troppo, gira la manopola dell’acqua.

Diego lancia un urletto alla temperatura e Giacomo sorride – è la stessa reazione che ha avuto stamattina quando gli ha schizzato addosso l’acqua appena hanno messo piede in mare. Diego non sopporta tanto il freddo a prescindere, e in sua difesa erano appena le sette e mezza del mattino, il sole ancora un po’ assopito. Ma è l’unica ora in cui in spiaggia non c’è quasi nessuno, e quindi anche l’unica in cui Giacomo si sente davvero a suo agio a stare in costume in un luogo così pubblico.

È stata una bella giornata, in ogni caso.

Giacomo sospira, aggiornando continuamente il feed di Instagram. La foto che Prisca ha pubbicato (un selfie terribile dove lui sorride mentre lei e Diego gli danno un bacio su ciascuna guancia, rossa come un’anguria, e non per il sole) continua a comparire in cima a tutto il resto, nonostante i suoi sforzi per vedere qualcosa di diverso. Pare che il ragazzo in foto rida di lui, come a dire: guarda che cosa ho io qui, e tu non ce l’hai. Forse Giacomo l’aveva pensato, rivolgendosi a chi avrebbe guardato la foto, mentre Prisca la scattava.

Quasi gli cade il cellulare quando sente un rumore forte seguito da diverse imprecazioni: Prisca ha dato una gomitata alla porta della doccia, aprendola un po’, e ora tutta l’acqua sta uscendo sul pavimento del bagno. Diego trova tutta questa situazione molto divertente, in apparenza, perché non riesce a smettere di ridere nemmeno quando l’altra lo schiaffeggia amichevolmente sul braccio.

“La prossima volta meglio la vasca?” Suggerisce Diego, ancora ridendo. Giacomo alza gli occhi al cielo e butta un asciugamano a terra, senza preoccuparsi di alzarsi.

“Meglio la jacuzzi,” per tutti e tre, pensa. Forse là ci entrano.

 

*

 

“Offerta per coppie, offerta per coppie, offerta per coppie. Camera con matrimoniale, forse qui ci possiamo stare. Oddio, come non detto, costa un occhio della testa. Ecco, un’altra: offerta per coppie. E poi offerta per coppie, e poi due letti singoli.” Prisca ride un po’. “Ho sentito che dormire per terra fa bene alla schiena, non è che vuoi provare?”

Giacomo grugnisce senza darle una vera risposta, come ha fatto per il resto del pomeriggio: Prisca sta cercando qualche sistemazione per andare al mare, qualcosa che sia conveniente senza essere un’offerta per due sole persone.

Viaggia in Grecia con il tuo partner! Vivi la Turchia con il tuo partner! Assapora la Spagna... con il tuo partner!

“Io non voglio andare in vacanza con il mio partner.” Prisca fa cadere indietro la testa, stufa. “Voglio andarci coi i miei partner...sss. Partnersss.”

Giacomo allunga il piede verso il ventilatore, cerca di spingerlo in modo che diriga l’aria verso di sé. Prisca lo guarda, accigliata.

“Mica qualcuno te lo impedisce.”

“Sì, ma le cose già organizzate sono solo per coppie o per famiglie,” gli tira uno schiaffo leggero sulla coscia, scivolando verso il basso per poter riposizionare il ventilatore per far sì che colpisca entrambi, "e non voglio dovermi organizzare la vacanza. Sennò che vacanza è?”

“Ma a prescindere, che vacanza è se è organizzata?” Giacomo si sistema sul divano in modo da poterle mettere i piedi in faccia per infastidirla, azione che Prisca non riesce a prevenire e solo parzialmente a evitare. “Non ci vengo in vacanza con te se devo rispettare dei programmi.” La ragazza sbuffa una risata mentre cerca di afferrargli le caviglie.

Ma va, programmi. Il massimo dell’attività che Prisca vorrebbe e riuscirebbe a fare con questo caldo è acquagym, come i vecchi.

E forse anche qualcos’altro, riflette mentre finalmente fa presa sulla caviglia di Giacomo con una mano. Lancia un’occhiata all’ora sul display del telefono – Diego dovrebbe rientrare presto, e di sicuro gli farebbe piacere trovarli già pronti, per così dire. Con calma, ovviamente.

“Fosse per te,” Prisca allenta la presa sulla caviglia dell’altro, facendo scivolare la mano lungo la sua gamba: arriva fino al ginocchio e, se si allunga ancora di poco, fino alla coscia, “ce ne staremmo tutto il giorno chiusi qui dentro.”

Giacomo alza un sopracciglio e inclina la testa verso il ventilatore, come se fosse sufficiente per spiegare il suo punto di vista. Ecco cosa potrebbero fare con i soldi della vacanza: installare un condizionatore.

“Ma a fare che cosa, poi?” Prisca continua e fa scivolare il telefono sul pavimento, ai piedi del divano, senza neanche curarsi di bloccarlo, e con gentilezza riserva alla gamba sinistra lo stesso trattamento ricevuto da quella destra.

Giacomo ridacchia piano, cercando ancora di cacciarla via spingendo i piedi sulle sue spalle. È tutta una finta, ovviamente, e sorride ancora quando Prisca si avvicina per baciarlo.

“Mah, qualche idea ce l’avrei in effetti.”

Diego arriva appena dieci minuti dopo, fischiettando e interrompendosi immediatamente appena entra in sala.

“Oh” è il suo solo commento, prima di lasciar cadere lo zaino e di togliersi in fretta e furia le scarpe – si incastra nella maglietta mentre se la sfila, ovviamente, e Prisca ride di pancia distesa sul divano.

Almeno, per questo, il terzo non è di troppo.

 

*

 

A Giacomo piace sedersi in modi strani, in maniera un po’ precaria, abbarbicato sulle sedie o sui ripiani della cucina. Prisca cerca sempre di impedirglielo; dice che è anti igienico.

(Come se non ci avessero fatto mai di peggio, sui ripiani della cucina.)

Ogni volta che Diego passa davanti a lui, ogni volta che si abbassa per prendere qualcosa (o fingere di farlo), gli sfiora il ginocchio con la punta delle dita, e Giacomo alza un sopracciglio in risposta, senza dargli corda. Sta leggendo una ricetta dal cellulare, qualcosa che ha a che fare con gli gnocchi e che Diego ha deciso di cucinare per tutti. Prisca adora tornare a casa e trovare già pronta la cena – come tutti, in fondo, ma anche di più.

Le dosi, però, sono per 4 porzioni. E Giacomo non è mai stato forte in matematica (Diego sì, ma le operazioni a mente le sbaglia tutte, sempre, senza eccezione).

“Ma sì, è una proporzione, devi fare x sta a 4 come y sta a 3.”

“Diviso 4 e poi per 3 per tutto quanto?” Diego si gratta il mento, pigro. “Non è più facile andare a occhio?” Si appoggia ai fornelli e allunga una mano per cercare di prendere il telefono di Giacomo, che si allontana e lo porta vicino al proprio petto, contrito.

“E sbagliare tutto? No.” Diego si sporge verso di lui, con le mani che cadono su lati opposti affianco a Giacomo. E lo guarda divertito.

“Perché non cucini tu allora?”

“Perché mi piace farmi viziare.” Non è difficile, per Giacomo, essere onesto su queste sciocchezze. “Da voi in particolare. E siccome Prisca non è qui a reggermi il gioco, tocca a te farlo.”

Ma Diego non è propriamente uno che “regge il gioco”: insomma, è uno simpatico e gli piace scherzare, ma diventa sempre così sentimentale. Soprattutto con Giacomo in giro, che ancora non ha ben capito quali tasti deve toccare per impedirgli di guardarlo con quegli occhi così dolci e innamorati.

O forse quello è semplicemente il modo in cui Diego è fatto.

“Va bene, Sua altezza,” Diego si allontana un po’ e fa un profondo inchino, “se allora volesse tenersi pronto con la calcolatrice, adempirò immantinente i miei doveri.”

È impossibile per Giacomo non ridere – sarebbe impossibile per chiunque, crede – e lo fa mettendogli una mano nei capelli e spettinandoglieli tutti, uno “scemo” affettuoso che gli scivola dalle labbra come se fosse tutt’altro che un nomignolo mezzo offensivo.

Diego sorride, come fa sempre, lo circonda con le braccia e gli bacia il viso fino a farsi scacciare, poi si china per prendere una padella sotto il ripiano su cui è seduto Giacomo.

“E quindi... semolino?”
“Sì, 190 grammi.”
“Ok, poi? Latte?”
“Ma non ti scrivi le quantità?”
“Ma no, me le ricordo.”

Diego si picchietta la tempia con un dito con aria furba, Giacomo scuote la testa.

“No che non te le ricordi, Diego, è già successo una volta.”
“Ma no, quando?”
“Con i pancake.”
“Ah... Vabbè, per una volta.”
“Ma se erano immangiabili!”

Prisca arriva proprio in quel momento, sbattendo la porta e salutando a gran voce, dispensando un paio di baci qua e là.

“State facendo la cena?” E il suo entusiasmo è palpabile, tanto che Giacomo si sente un filo in colpa per aver tirato tutto così tanto per le lunghe, dato che non hanno nemmeno iniziato.

“Sì, ma gli ingredienti sono per quattro, e allora stavamo cercando di capire come fare.” Pensa che dovrebbero aprire un blog, Giacomo, una cosa tipo “io, lei e il nostro ragazzo”, un odioso blog di cucina dove mettere tutte le stupide ricette per 3 persone che cucinano loro (che poi sono tipo 6 perché nessuno ha mai voglia di andare oltre i surgelati) e infarcirle di introduzioni idiote prevalentemente scollegate dalla ricetta in sé.

“E vabbè, fai per quattro, al limite finisco io.” Commenta Prisca. “Tanto ho fame.”

Oppure potrebbero anche fare così. In effetti sembra più semplice.

 

*

 

Prisca adora dormire. È una sorta di passione, per lei: dormire sul divano, dormire nel letto, dormire in macchina appoggiata a Giacomo mentre Diego guida, quando lei è troppo stanca.

Perciò non è proprio colpa sua se si addormenta in pronto soccorso. O meglio, sì, un po’ lo è, ma tutto sommato le sedie non sono così scomode, e in fondo l’emergenza non è così grave: lo stesso Diego ha riso, istericamente più che altro, per tutto il tragitto verso l’ospedale.

Dopotutto maneggiare la palla da bowling prima di aver indossato le scarpe non è una grande idea, soprattutto se lo fai come un vanto – per mostrare i muscoli a Giacomo, dietro al bancone, prima di iniziare a giocare. Ovviamente era la palla da 7 chili, quella più pesante, sia mai.

E gli è caduta sul piede, precisa.

Giacomo, affianco a lei, alza la testa svegliandosi di soprassalto. Poi si porta una mano sul collo, inspirando aria a denti stretti con una smorfia sul viso.

“Secondo te ce lo restituiscono prima di domani?” Prisca ridacchia al commento. “Cioè, oggi. Stamattina.” Giacomo si porta una mano al volto, schiacciandosi il naso e grattandosi gli occhi. “Vabbè, quello.”

Nonostante la gente che c’era quando sono arrivati, per qualche miracolo Diego è stato ammesso abbastanza in fretta: il problema è che non lo fanno uscire più, ed è già passata la mezzanotte.

“Almeno è domenica, si può dormire.”

“Sì, domenica buttata. Potevamo fare qualcosa insieme, adesso chissà.”

“Ma tanto non facciamo mai niente comunque.” Perché lei dorme fino a tardi e Giacomo spesso lavora anche di domenica e, in fondo, nessuno ha davvero voglia di uscire dal letto.

Giacomo ride, Prisca scivola un po’ sulla sedia e gli si appoggia sulla spalla. Quello si sistema meglio, le circonda le spalle con un braccio.

“Non che sia brutto, comunque.” Continua Prisca, e Giacomo fa un verso di assenso.

Quando sbuca un infermiere fuori dalla porta e chiede chi sia lì per Diego, scoprono che solo uno di loro può parlare col medico: ed è Prisca, ovviamente, la sua ufficiale “ragazza”, perché spiegare il resto sarebbe troppo complicato.

Vedendo Giacomo che si sistema di nuovo, scocciato, sulla sediolina di plastica, Prisca pensa che non vede l’ora di tornare a casa – tutti e tre, insieme.

 

*

 

E va bene, sì, Diego fa schifo al bowling. Lo sanno tutti là ormai, i clienti abituali e quelli meno frequenti, lo sanno anche gli amici dei loro amici, lo sa bene anche il capo di Giacomo – una donna annoiatissima che per mesi ha cercato di scacciare sia lui che Prisca in ogni occasione.

O almeno, ci provava fino a quando non si convincevano a comprare l’ennesima dozzina di gettoni per la sala giochi. Gettoni, tra l’altro, contati e serviti dallo stesso Giacomo.

All’inizio, Diego non pensava che sarebbe mai stato capace di dimenticare il modo in cui le sue dita si tuffavano nel contenitore delle monete, prendendone una manciata per centellinarle poi nel solito bicchiere di plastica.

Se qualche volta gli è sfuggito un gettone in più, Diego non ha mai osato farglielo sapere, sorridendo benevolo durante tutto il processo, mentre Prisca si è sempre curata di ringraziarlo con un bacio sulla guancia.

Quindi, a dire il vero, Giacomo era l’unico motivo per cui andavano al bowling almeno una volta a settimana. Quando poi non era più necessario andare là per incontrare Giacomo, non avevano smesso di farlo.

C’è un certo fascino nei pantaloni color kaki dell’uniforme di Giacomo, per qualche motivo che Diego ancora non riesce a capire, e c’è un altro fascino ancora nel distrarre Giacomo dal suo lavoro e nel chiudersi con lui e con Prisca dentro un qualche sgabuzzino, come se avessero sedici anni.

Talvolta, però, ci vanno davvero per giocare: Prisca è spietata, Diego è incapace e Giacomo li guarda per tutto il tempo in cui non è impegnato a fare altro (cioè la maggior parte della serata). È successo questa sera, o meglio, sarebbe potuto succedere, ma la palla gli è scivolata dalle mani ancora prima che potessero iniziare.

Sono le quattro di notte, ma nonostante questo l’afa sembra essersi materializzata nell’aria della camera: dormono in tre nel matrimoniale, come al solito, stando più separati possibile.

Che, in effetti, è un’impresa difficile: Giacomo, in centro, occupa un sacco di spazio, e Prisca ha le gambe così lunghe da riuscire a intimidirli entrambi verso il bordo del letto. In più, nonostante le rassicurazioni dei medici, il piede ancora gli fa un male cane in qualsiasi posizione lo metta, soprattutto da quando il cuscino con cui lo teneva rialzato è caduto a terra – verso le tre. (Ironico.) Da quell’ora ha dormito a salti, svegliandosi ogni manciata di minuti.

E Prisca russa. Di gusto, proprio.

È solo quando Diego si mette seduto, cercando il cellulare sul comodino per accendere la torcia e andarsene a dormire sul divano, che sente silenzio. Be’, ora un po’ gli dispiace, di averla svegliata.

“Senti, scusa, vado a dormire sul divano... Mi fa troppo male, ‘sto cavolo di piede...”

Prisca grugnisce e si mette seduta, Diego la vede muoversi in controluce e, prima che possa fermarla, sveglia Giacomo con un mezzo strattone.

“Ma che è?” La voce di Giacomo è piena di veleno, e Diego non riesce a non ridere. “Che ore sono?”

“Quasi le quattro.” Lo informa, mentre Prisca gli parla all’orecchio, troppo piano per farsi sentire da Diego.

“Pensavo di andare sul divano, che qui non ci stiamo...” Diego inizia a parlare ma Giacomo si spinge ai piedi del letto, alzandosi in piedi, e raccoglie il cuscino da terra.

“Rotola in centro.”

“Eh?”

“Mettiti te in centro, io sto sul lato. Così non cadi, al massimo cado io.” La mano di Prisca è già sul suo braccio e in qualche modo cerca di tirarlo verso di sé, anche se è troppo assonnata per ottenere in qualsiasi tipo di risultato. Diego si trascina, facendo attenzione al piede fasciato.

“E mettiti il cuscino sotto.” È l’ultima raccomandazione di Giacomo, prima di buttarsi a letto al suo fianco.

“Certo che pure te... Da quanto sei sveglio?” Sospira Prisca, intrecciando una mano nella sua e posando un bacio sul dorso, per poi rilasciarla. Dopo poco è già che russa, di nuovo, ma più piano.

“Ma infatti, potevi svegliarci prima.” Giacomo cerca la sua mano e vi si attacca con il mignolo. “Fortuna che domani è domenica e si dorme.”

L’afa non è diminuita, ovviamente, e anche il dolore al piede non sembra volersene andare presto. Eppure, adesso, il letto sembra grande al punto giusto. Per tre.

“Già, che fortuna.”






***

pubblico questa cosa solo perché mi piace avere ordine nella vita, e perché non l'avevo messa da nessuna parte :(
Diego, Prisca e Giacom(in)o sono 3 degli OC bellissimi di Greta (whatachaos) e formano una poly piena di gioia e amore e memini. quest'estate mi sono divertita a vomitare 3333 parole su di loro che si amano e DENUNCIANO l'indivisibilità (?) per tre del mondo, che è sempre pari o almeno divisibile per quattro
ci tengo a far sapere che, contando le parole delle singole parti, ottenete sempre un numero che non è divisibile per tre. il conteggio totale invece dà appunto 3333, ottimo numero ed estremamente divisibile per 3
sì ci sono stati diversi giorni in cui non avevo niente da fare quest'estate
ciaooooo
Caterina

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